Se negli ultimi anni hai trovato l’olio più caro sugli scaffali del supermercato, c’è un grande protagonista dietro le quinte: l’olio d’oliva spagnolo. La Spagna è il Paese che produce più olio d’oliva al mondo. Quando il raccolto lì va bene, i prezzi scendono un po’ ovunque. Quando in Andalusia c’è siccità o caldo estremo, il conto lo paghiamo tutti, dall’Italia agli Stati Uniti.
1. Perché la Spagna conta così tanto per l’olio d’oliva
Quando si parla di olio d’oliva e di prezzi della materia prima, una cosa è certa: non si può ragionare solo in chiave italiana.
Per capire davvero cosa succede sul mercato, bisogna guardare soprattutto a Spagna e Tunisia, oggi i due Paesi che più di tutti influenzano quantità, disponibilità e prezzi.
La Spagna: il principale produttore mondiale di olio d’oliva
Partiamo dalla Spagna, che resta il punto di riferimento globale.
La Spagna è il primo produttore mondiale di olio d’oliva e, nelle annate favorevoli:
- arriva a rappresentare circa il 35–40% della produzione mondiale;
- è nettamente il primo produttore europeo;
- produce molto più olio rispetto a Italia, Grecia o Portogallo.
Per rendere l’idea:
è come se, in una classe di 20 alunni, uno solo facesse quasi metà dei compiti per tutti. Se quell’alunno è in forma, il sistema funziona. Se rallenta, tutto il mercato ne risente.
Produzione spagnola e prezzi dell’olio
Il peso della Spagna è tale che:
- se il raccolto spagnolo è scarso, l’olio diventa meno disponibile e i prezzi salgono;
- se la produzione è abbondante, l’offerta aumenta e i prezzi tendono a scendere.
È per questo che ogni anno il mercato osserva con attenzione piogge, fioritura e raccolto in Spagna: da lì dipende gran parte dell’equilibrio globale.
La Tunisia: il grande protagonista degli ultimi anni
Accanto alla Spagna, negli ultimi anni si è affermato con forza un altro Paese chiave: la Tunisia.
La Tunisia è oggi:
- uno dei maggiori produttori mondiali di olio d’oliva;
- capace, in alcune annate, di diventare secondo produttore al mondo, superando Italia e Grecia;
- un attore sempre più rilevante soprattutto sul mercato dell’olio sfuso e dei blend.
In annate particolarmente favorevoli, la produzione tunisina può raggiungere livelli molto elevati, avvicinandosi a quelli dei grandi player europei (pur restando, nel complesso, inferiore alla Spagna).
2. Come fa la Spagna a produrre così tanto olio d’oliva
Una delle domande più frequenti quando si parla di mercato dell’olio d’oliva è: come fa la Spagna a produrre volumi così elevati rispetto ad altri Paesi mediterranei?
La risposta non è una sola. Dipende soprattutto da modelli agricoli diversi e da scelte strategiche fatte negli ultimi decenni.
Gli oliveti a siepe: il modello super-intensivo
Se pensiamo a un oliveto tradizionale italiano, l’immagine è chiara:
- alberi distanziati;
- colline e terreni scoscesi;
- raccolta in parte manuale o con agevolatori meccanici.
In molte aree della Spagna, soprattutto in pianura, lo scenario è completamente diverso.
Come funzionano gli oliveti super-intensivi
Negli oliveti spagnoli a impianto super-intensivo troviamo:
- filari fitti, simili a quelli dei vigneti;
- piante più piccole, messe molto vicine tra loro;
- raccolta completamente meccanizzata, con macchine che passano sopra le file.
In parole semplici, il concetto è questo:
tanti alberi in poco spazio, progettati per essere raccolti velocemente dalle macchine.
Perché il super-intensivo riduce i costi
I vantaggi economici di questo sistema sono evidenti:
- meno manodopera necessaria;
- tempi di raccolta molto rapidi;
- costi per chilo di olive decisamente più bassi rispetto agli oliveti tradizionali, soprattutto in zone collinari.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui l’olio d’oliva spagnolo riesce spesso a essere più competitivo sul prezzo rispetto a quello di altri Paesi produttori.
Politica Agricola Comune e investimenti: perché la Spagna ha accelerato
Accanto al modello agricolo, c’è anche un importante fattore storico ed economico: la Politica Agricola Comune (PAC) dell’Unione Europea.
Investimenti in tecnologia e modernizzazione
Grazie ai fondi europei, la Spagna ha potuto:
- investire in nuovi impianti olivicoli;
- modernizzare i frantoi, rendendoli più efficienti;
- sviluppare sistemi di irrigazione e tecnologie avanzate;
- sperimentare nuove varietà di olivo adatte al sup
3. Jaén e Poolred: dove nasce il prezzo dell’olio
3.1 Jaén: la “Wall Street” dell’olio d’oliva
Se ami l’olio extravergine d’oliva, c’è una provincia spagnola che devi assolutamente conoscere: Jaén, in Andalusia. Qui gli oliveti si estendono a perdita d’occhio e rappresentano gran parte della produzione spagnola, dando forma alla maggior parte dei prezzi all’origine dell’olio d’oliva.
Quand’è che Jaén è davvero importante? Perché i prezzi all’origine registrati qui influenzano l’andamento dei mercati nazionali ed esteri: quando i prezzi dell’olio EVO salgono a Jaén, anche gli altri mercati spesso si adeguano, e quando scendono accade l’opposto. Per questo motivo, molti operatori parlano di Jaén come della vera “borsa dell’olio d’oliva”.
3.2 Poolred: il termometro dei prezzi all’origine
Per capire come si forma il prezzo dell’olio d’oliva, bisogna conoscere Poolred, il sistema di riferimento per monitorare i prezzi all’origine nel mercato di contado in Spagna.
Poolred raccoglie dati dalle transazioni di olio tra:
- Frantoi
- Cooperative agricole
- Grossi acquirenti (imbottigliatori, industrie, ecc.)
Da queste transazioni emergono prezzi medi per le principali categorie di olio:
- Olio extravergine di oliva (EVO)
- Olio vergine
- Olio lampante
Questi dati diventano il listino di riferimento per contratti commerciali e per le decisioni di acquisto, vendita e stoccaggio degli operatori. 
3.2.1 Prezzi Poolred aggiornati alla stagione 2025/2026
I valori di mercato all’origine per la stagione 2025/2026 mostrano che:
- Olio extravergine di oliva (EVO) si è attestato su una media di circa 4,55 € per kg alla fine di novembre 2025. 
- Olio vergine di oliva era vicino a 3,75 € per kg nello stesso periodo. 
- Olio lampante si è mosso intorno ai 3,45 € per kg nel mercato spagnolo. 
Questi prezzi riflettono la tendenza recente del mercato Poolred, dove le quotazioni sono relativamente stabili o in leggera flessione rispetto alle pressioni stagionali, ma ancora significativament

4. Quando l’olio diventa (quasi) oro: gli anni della grande crisi
Siccità, caldo estremo e prezzi dell’olio alle stelle
Negli ultimi anni il settore dell’olio extravergine di oliva ha attraversato una delle fasi più difficili della sua storia recente. Una combinazione di fattori climatici estremi ha messo sotto pressione l’intera filiera:
- estati sempre più calde, proprio durante la fase delicata della fioritura dell’olivo;
- lunghi periodi di siccità, con dighe e bacini ai minimi storici;
- crollo della produzione in molte aree chiave, soprattutto in Spagna.
Il risultato è stato inevitabile: con meno olio disponibile e scorte quasi azzerate, i prezzi dell’olio extravergine all’origine hanno raggiunto livelli record, arrivando in alcuni momenti a sfiorare – e in certi casi superare – i 9 €/kg.
Questo aumento si è riflesso rapidamente su tutta la filiera:
- sugli scaffali della grande distribuzione,
- nei ristoranti,
- nelle forniture per il settore Horeca.
Per molti consumatori, acquistare una bottiglia di olio extravergine è diventato improvvisamente un investimento, non più un gesto quotidiano scontato.
Come hanno reagito famiglie e supermercati
Di fronte a prezzi mai visti prima, le famiglie italiane hanno modificato le proprie abitudini di consumo:
- qualcuno ha ridotto le quantità,
- qualcuno ha scelto di usare l’olio extravergine solo a crudo, preferendo altri grassi per la cottura,
- altri ancora si sono orientati verso private label o oli di semi, più economici.
Parallelamente, i supermercati hanno rafforzato la spinta sulle marche del distributore, spesso:
- imbottigliate partendo da olio di provenienza estera, soprattutto spagnola;
- proposte a prezzi più competitivi rispetto ai brand storici.
In questo contesto, la Spagna è rimasta un punto di riferimento per chi aveva bisogno di grandi volumi di olio a costi più “controllati”, anche in piena emergenza produttiva.
6. Che cosa ci aspetta nei prossimi anni (e cosa significa per Frantoio D’Orazio)
6.1 Verso una “nuova normalità” di prezzo
Difficile fare previsioni perfette, ma un’idea ce la possiamo fare.
È probabile che:
non rivedremo facilmente i picchi folli degli ultimi anni (olio all’origine vicino ai 9 €/kg);
ma è altrettanto difficile tornare ai prezzi bassissimi del passato (tipo 2–2,5 €/kg), perché tutto costa di più: energia, manodopera, materiali, trasporti.
Insomma, ci avviamo verso una “nuova normalità”:
l’olio d’oliva resta un prodotto prezioso,
i prezzi saranno più alti di qualche anno fa,
ma con meno montagne russe rispetto alla fase di massima crisi climatica e di stock.
6.2 E l’Italia, in tutto questo?
Per l’Italia, la morale è chiara:
non possiamo competere con l’olio d’oliva spagnolo sul terreno del prezzo e dei grandi volumi;
possiamo però vincere su altre cose:
qualità,
tipicità,
legame con il territorio,
esperienza (degustazioni, turismo, abbinamenti).
In pratica, l’olio italiano deve smettere di provare a giocare nella categoria della “commodity”, dove conta solo il prezzo, e posizionarsi sempre di più come: un extravergine di alta gamma, legato a cultivar precise, territori, storie familiari, metodi di produzione virtuosi.